15 - Conoscere il basso

In questa sezione ho cercato di illustrare le principali componenti del basso elettrico spiegandone considerare e valutare quando si sceglie uno strumento, e quali siano le effettive differenze tra uno strumento ed un altro in base a tali caratteristiche. Spesso capita di trovare strumenti  che sembrano uguali, ma a volte è solo la forma a essere simile, ben diversa la sostanza…

MECCANICHE

Le meccaniche (che qualcuno chiama anche un po’ impropriamente “chiavi” o “chiavette”) ci permettono di regolare l’accordatura. L’aspetto importante in termini di funzionalità è che il movimento delle meccaniche sia fluido, senza scatti, progressivo. Un altro elemento che può essere importante ai fini di ridurre il peso e ottenere un buon bilanciamento è il peso, meccaniche leggere sono preferibili. Un ottimo esempio in questo senso (peso e perfetta funzionalità) sono le HipshotUltralite.
Ricordate anche quando si accorda lo strumento che, se dovete scendere di intonazione e quindi smollare le meccaniche, prima smollate scendendo al di sotto del valore ricercato e poi tirate leggermente in modo progressivo fino a raggiungere il giusto valore di accordatura.

PONTE

Il ponte ci permette l’ancoraggio delle corde e una serie di regolazioni. Gli aspetti fondamentali di un ponte sono la massa, l’intercorda, la modalità di ancoraggio e le possibilità di regolazione. Riguardo alla massa, solitamente un ponte con maggiore massa dovrebbe assicurare più sustain. E’ pur vero tuttavia che un ponte estremamente  semplice e leggero come il “lamierino” montato sui classici Fender svolge perfettamente la sua funzione e difficilmente
sentirete una carenza di sustain per le normali esigenze di un bassista. I materiali utilizzati per il ponte vanno dal più pregiato ottone all’acciaio alle varie leghe. Sull’ancoraggio solitamente ci sono due modalità: quella più comune prevede l’ancoraggio direttamente sul ponte all’estremità. Esiste poi la modalità “thru body” dove l’ancoraggio avviene sul corpo del basso, le corde vengono infilate da appositi fori sul retro del corpo dello strumento ed entrano nel ponte. Questa seconda modalità dovrebbe essere migliore in termini di sustain perché assicura un maggiore angolo di incidenza tra corda e ponte, quindi una maggiore pressione esercitata sulle sellette. Personalmente vi posso dire che io non ho mai riscontrato differenze apprezzabili  come resa sonora tra i due sistemi di ancoraggio.
L’intercorda è la distanza tra le corde, e ovviamente deve essere compatibile con la larghezza del manico e con l’ampiezza di ricezione dei pick-up. In caso di pick-up a poli esposti, tipo Fender Jazz, l’intercorda dovrebbe assicurare il perfetto allineamento della corda sui poli del pick-up. Esistono ponti con intercordafissa (la maggioranze) e con intercorda regolabile, dove è possibile variare questa misura in un certo range (ma vale quanto detto sopra, eventuali regolazioni devono essere compatibili con manico e pick-up). L’intercorda solitamente si misura in mm. Su bassi a 4 corde lo standard è intorno ai 19mm, sui 5 corde e sui 6 corde non è inconsueto trovare intercorde inferiori, fino anche a 16mm.  Un’ intercorda più stretta comporta un manico più piccolo e quindi più comodo da suonare, ma rende più difficile utilizzare tecniche come lo slap.
Le regolazioni fondamentali che un ponte deve permettere sono l’intonazione e l’action. L’intonazione si regola solitamente agendo su una vite con una molla che permette di fare scorrere avanti e indietro la selletta per variare il diapason e regolare l’intonazione di ogni singola corda. L’action si regola agendo sull’altezza delle sellette, solitamente attraverso un paio di viti poste ai lati di ciascuna selletta. In questo modo possiamo fare avariare l’altezza della corda ottimizzando il set-up dello strumento.
Personalmente per me un buon ponte deve essere pratico, semplice da regolare e ovviamente affidabile, mantenendo nel tempo le regolazioni effettuate.

ELETTRONICA

L’elettronica si occupa di inviare il segnale dei pick-up all’uscita jack permettendo di effettuare alcune regolazioni sul segnale in uscita. L’elettronica on-board solitamente ci permette, nella sua configurazione più “basic”, di regolare il volume dei pick-up  e di intervenire sul timbro con un controllo di tono (solitamente un condensatore che permette di tagliare le frequenze alte dando un suono più “scuro”. In alcuni casi, nei bassi con 2 pick-ups, al posto di un volume singolo per ciascun p.u. è presente un volume generale e un controllo di bilanciamento che permette di dare maggiore presenza a uno dei due p.u.
Questo tipo di elettronica “basic” si chiama passiva in quanto il segnale dei pick-up non riceve nessuna forma di preamplificazione prima di arrivare all’uscita jack dello strumento. L’elettronica diventa attiva quando il segnale dei p.u. passa attraverso un preamplificatore, e spesso in questo tipo di elettronica viene inserita una sezione di equalizzazione al posto del controllo di tono. L’equalizzazione se è a due vie permette di intervenire su alti e bassi, se a tre vie permette di  intervenire anche sui medi.
Oggi esistono strumenti con elettroniche che integrano le funzioni attive e passive, permettendo di avere il tipico sound di un basso passivo, magari con controllo di tono, e attraverso un interruttore passare in modalità attiva e quindi attivare il preamplificatore e l’equalizzazione.
Le elettroniche attive devono essere alimentate con una batteria.

PICK-UP

Il pick-up è un elemento magnetico che troviamo sul corpo dello strumento sotto alle corde. La sua funzione è di captare l'energia meccanica prodotta dalla vibrazione di esse e di trasformarla in un segnale elettrico. E' costituito da dei magneti avvolti da fili di rame la cui quantità di avvolgimenti è direttamente proporzionale alla potenza del segnale in uscita e ne determina le caratteristiche timbriche . Ne esistono varie tipologie:

Single-Coil (J Pick up) - Pick-up costituito da una singola bobina generalmente associato al Jazz Bass (detto anche J bass)della Fender (che ne monta due). Ha un suono generalmente ricco di frequenze medie e di alti ma è anche famoso per la sua rumorosità.

Humbucker -  Pick-up costituito da due bobine adiacenti avvolte in direzioni opposte intorno a magneti di opposta polarità allo scopo di ridurre la rumorosità ma anche per ottenere un risultato sonoro molto diverso, l'humbucker ha infatti un suono ricco di bassi e in generale più cupo rispetto al single-coil. Un'altra sua caratteristica è il segnale in uscita più forte dovuto alla maggiore quantità di avvolgimenti.

Esistono poi altre tipologie “ibride” che comunque possono essere collocate all’interno delle due grandi famiglie precedenti (ad esempio i dual-coil, oppure gli split-coil, pur con sfumature differenti sono sostanzialmente degli humbucker).

Un'altra caratteristica che distingue i pick-up è il materiale di costruzione (es. alnico, ceramici) che ne influenza le risposta sonora. Infine i pick-up possono essere passivi (i più diffusi) o attivi.
Passive Pick-up = Pick-up passivo
Un pick-up che non necessita di una fonte energetica per trasmettere il segnale viene chiamato "passivo" o ad alta impedenza. Tutti i bassi più vecchi hanno pick-up passivi e non hanno una circuitazione. Il risultato sonoro è sicuramente più naturale ma più rumoroso e non permette molti interventi sul suono
Active Pick-up = Pick-up attivo
I pick-up attivi o a bassa impedenza richiedono una fonte energetica (generalmente una pila da 9V) per preamplificare il segnale prima che vada all' amplificatore. Un pick-up attivo è costituito da un numero minore di avvolgimenti intorno al magnete con un conseguente miglioramento nella resa delle frequenze (in particolare bassi e alti) ed una perdita di segnale in uscita. Tale perdita viene compensata aggiungendo un preamplificatore alla circuitazione dello strumento (a volte dentro l'alloggiamento del pick-up a volte dentro il corpo). Questa soluzione toglie un po’ di naturalezza al suono ma offre una maggiore versatilità.
Prestate attenzione a una corretta regolazione dell’altezza dei pick-up. Un pick-up troppo vicino alle corde rischia di smorzare la vibrazione della corda e quindi il sustain a causa dell’influsso magnetico, un pick-up troppo distante peggiorerà sensibilmente il rapporto segnale/rumore e quindi anche l’output dello strumento. Un riferimento di base può essere una distanza tra corda e pick-up intorno ai 4-6mm.

TIPOLOGIA DI COSTRUZIONE

Le principali modalità di costruzione riguardano l’accoppiamento manico corpo. La modalità più diffusa è il bolt-on, ovvero il manico è avvitato al corpo con un numero variabile di viti (da tre a sei). Di fatto quindi manico e corpo sono due pezzi indipendenti ed è anche possibile montare sullo stesso corpo più manici, purchè corrispondano le misure di giunzione manico/corpo. E’ anche possibile sostituire il manico in caso di problemi. Dal punto di vista sonoro la consuetudine dice che un basso bolt-on dovrebbe avere un buon “attacco” e molte armoniche.
La costruzione neck-thru prevede che il manico attraversi interamente il corpo bel basso. Non ci sono quindi fissaggi al corpo con viti. Il corpo solitamente è realizzato da due “ali” laterali che vanno a fissarsi al manico. Negli strumenti neck-thru inoltre spesso il manico è laminato con più strati di legni differenti incrociando le venature per ottenere una maggiore resistenza alla trazione delle corde e alla torsione (è intuitivo che in questi strumenti non si può cambiare il manico, quindi la costruzione dovrebbe essere affidabile e ineccepibile). I pregi di questa soluzione secondo consuetudine sono grande sustain e maggior evidenza della “fondamentale” rispetto alle armoniche.
Esiste poi una terza via, meno praticata, che è il set-in, dove manico e corpo sono separati come in un bolt-on ma vengono uniti e fissati tramite incollaggio. Sulla carta il meglio dei due mondi.
In realtà devo dire che fattori quali sustain e attacco dipendono molto dal singolo basso e dal singolo costruttore. Ho provato dei bolt-on con un attacco modesto e neck-thru con un attacco eccellente come dei bolt-on con un ottimo sustain. Questo per dire che non sempre quanto dovrebbe essere sulla carta si traduce in realtà. E’ sicuramente vero invece che nel neck-thru la fondamentale della nota è più evidente e chiara rispetto al bolt-on, che però ha un suono più ricco di armoniche. Il neck-thru solitamente è superiore al bolt-on sull’accessibilità alla parte finale della tastiera, perché la mancanza di giunzione manico corpo permette di scivolare comodamente con la mano sinistra fino agli ultimi tasti.

MANICO

Il manico è una componente fondamentale. Le caratteristiche ergonomiche principali di un manico sono la forma e lo spessore. Associato a questo c’è anche la tastiera con il suo radius (raggio di curvatura) e il capotasto con relativa larghezza. Ovviamente non esiste una soluzione vincente, ma per ciascuno di noi il variare di queste caratteristiche ci farà sentire più o meno “a casa” nel suonare uno strumento.
Le forme del manico possono essere parecchie, ma le più diffuse sono con un profilo a C ( tondeggiante proprio come la lettera dell’alfabeto) a o D (tondeggiante alle estremità e più piatto nella parte centrali). A questo si aggiunge la possibilità di avere profili asimmetrici (es. Laurus, più tondeggiante nella parte inferiore, più piatto e sottile nella parte superiore). Lo spessore è un’ulteriore variabile. Su bassi a 5 o più corde è bene cercare di avere manici sottili per poter compensare la maggiore larghezza del manico, e mantenere quindi una certa comodità in termini di suonabilità.
Altra variabile è la dimensione del manico al capotasto. Ad esempio, il Jazz Bass ha un capotasto molto stretto (38mm) , il Precision ha un capotasto più largo (42mm), può succedere che una persona fatichi ad adattarsi ad una misura piuttosto che ad un’altra. Il materiale del capotasto invece trovo che sia poco influente in termini di impatto sul suono. I più diffusi ormai cono capotasti in plastica di varia qualità. Più pregiati i capotasti in osso, in grafite e in ottone. Solitamente i capotasti in ottone sono spesso realizzati in modo da poter regolare l’altezza di ogni singola corda all’interno della scanalatura del capotasto, ottimizzando il set-up dello strumento (es. Laurus).
Parliamo infine della tastiera. La tastiera viene “raggiata”, cioè viene data una curvatura più o meno accentuata, ed il valore di curvatura viene espresso da un numero associato al radius. Tanto più è piccolo questo numero, tanto maggiore sarà la curvatura. Il vecche Fender ad esempio avevano una tastiera con una curvatura piuttosto accentuata (radius 7.5”), quelli più moderi arrivano a radius 11, decisamente più piatti. Su moderni bassi pluricordati non è insolito trovare tastiere molto piatte, con radius 16, ad esempio. Anche qui è questione di abitudine. Io personalmente non mi ci trovo molto con tastiere tendenti al piatto, per altri è esattamente il contrario. Esistono anche tastiere con radius variabile tra capotasto e fine tastiera, vengono chiamate “compound radius”.

TRUSS-ROD

Il truss-rod è una barra di metallo che viene inserita all’interno del manico, sotto la tastiera, per permettere di intervenire sulla curvatura in modo da adeguarla al nostro set-up e mantenerla costante anche in caso di movimenti del legno dovuti, ad esempio, a variazioni di umidità, temperatura ecc.
Il manico del basso, sotto la trazione delle corde, dovrebbe presentare nella zona centrale (intorno al 7°-8° tasto) una lieve curvatura per permettere alle corde di vibrare. Se il manico fosse perfettamente dritto le corde si appoggerebbero alla tastiera, ma se fosse troppo curvo si farebbe molta fatica a suonarlo e si peggiorerebbe l’intonazione. Per trovare il settaggio ottimale quindi è stato introdotto il truss-rod che ci permette di regolare appunto la curvatura del manico. I truss-rod ad azione singola (i più diffusi) permettono di agire tirando il manico all’ indietro, in direzione opposta alla trazione delle corde, e smollando il truss-rod sarà proprio la trazione delle corde a dare maggiore curvatura al manico. I truss-rod a doppia azione permettono di agire in entrambi i sensi, facendo comunque muovere il manico indipendentemente dalla forza di trazione applicata dalle corde.
Un buon truss-rod, indipendentemente che sia ad azione singola o doppia, deve essere in grado di agire in modo consistente sulla curvatura del manico. Molti truss-rod economici hanno una modesta capacità di azione e può capitare di ritrovarsi con il truss-rod a fine corsa, che ha esaurito quindi la sua capacità di azione, e il manico che invece non è ancora regolato correttamente.
In alcuni strumenti oltre al truss-rod vengono inserite nel manico delle barre di rinforzo in grafite, allo scopo di rendere più stabile il manico attenuando l’impatto dei movimenti del legno.

LEGNI

Sui legni si potrebbero scrivere delle enciclopedie, ma non è certo lo scopo di questa breve trattazione. Più che parlarvi quindi delle differenze “timbriche” tra un legno e l’altro cercherò di darvi qualche informazione sui punti di attenzione. Un aspetto importante è la stagionatura del legno. Il legno nell'albero
contiene una quantità di acqua che in taluni casi può arrivare al 75% del suo peso umido. Dopo il taglio e la riduzionein tavole, esso perde gradatamente la sua umidità iniziale fino a equilibrarla con quella dell'ambiente in cui viene a trovarsi permanentemente. Durante questo processo di essicazione il legno subisce notevoli variazioni di volume per cui è impossibile usarlo come materiale da lavoro prima della sua adeguata stagionatura. L'essicazione del legno è la somma di due fenomeni: la prima, la circolazione dell'acqua al suo interno fino a equilibrarsi in tutte le sue fibre; la seconda, l'evaporazione dell'acqua influenzata dai fattori ambientali. L'essicamento all'aria aperta dei legnami è la pratica più semplice e più antica, essa consiste nell'esporre all'aria libera, riparato dalla pioggia e dal sole, il legno fino al raggiungimento di quel tasso di umidità per cui risulta in equilibrio medio con l'ambiente circostante. Tuttavia questa pratica “naturale” richiede tempo, e di conseguenza impatta sul costo finale del legname. Oggigiorno esistono particolari forni per accelerare la stagionatura in qualunque periodo dell'anno, che però offrono meno garanzie in termini di stabilità del legname così essicato. La maggior parte degli strumenti industriali di fascia bassa e media utilizza legname essicato in forno.
Un altro aspetto è il tipo di taglio. Il “taglio tangenziale”, dato il minimo
costo di produzione, viene adottato per la quasi totalità del legname.Le tavole che si ottengono, però, non risultano di qualità e di aspetto costanti, perchè si differenziano sempre più tra loro, man mano ci si allontana dalla zona centrale del fusto. Mentre la tavola di mezzo mantiene diritto il proprio asse trasversale e presenta superfici con venature pressochè parallele, le altre tavole sono soggette a imbarcarsi e comportano vaste zone mediane con venature notevolmente diverse da quelle delle loro zone laterali, a seconda della conicità del fusto e della posizione delle tavole nel fusto stesso. Altri tipo di taglio sono il taglio radiale e il taglio di quarto. Questi tagli non consentono di ridurre tutto il tronco in tavole mediante un solo passaggio alla sega multilame, perciò risultano più costosi di quelli ottenuti a taglitangenziali. Il maggior costo però è compensato dalle migliorate caratteristiche di indeformabilità e di aspetto che il legname viene così ad assumere. Le tavole ottenute secondo tali metodi risultano sempre meglio specchiate e saranno sempre meno soggette a imbarcarsi. Il taglio di quarto è particolarmente indicato per i manici, perché assicura maggiore resistenza soprattutto alla torsione. Sugli strumenti classici il taglio di quarto è praticamente la norma, sugli strumenti elettrici lo si ritrova solo su alcuni strumenti di fascia alta, industriali o di liuteria.
Dal punto di vista timbrico poi le diverse essenze di legname hanno sfumature diverse, rendendo più o meno evidenti la resa di certe frequenze. Per i manici il legno più utilizzato è l’acero (spesso l’hard maple, o l’acero canadese). Nei manici multilaminati all’acero vengono abbinate altre essenze molto dure quali ad esempio il wengè, il bubinga, l’amaranto, il padouk.
Per le tastiere le principali essenze sono il palissandro, l’acero e l’ebano. Anche il corpo è realizzato con varie essenze, tra le più comuni l’ontano, il frassino, il mogano, l’acero, il tiglio e il pioppo. In alcuni casi sul corpo viene applicato un top decorativo che, se di spessore contenuto, non ha influenze sul timbro. Essendo appunto un fattore principalmente estetico i top vengono scelti tra tavole che siano interessanti proprio sotto questo profilo, spesso sono delle radiche (burl). Tante essenze sono utilizzate per i top, ad esempio l’acero (fiammato, marezzato, spalted ecc.), il buckeye, il noce, il cocobolo ecc.

CORDE

Parliamo infine delle corde. Spesso esse sono sottovalutate, ma sono un componente estremamente importante nella catena del suono e l’influenza di tipo e marca di corde sul timbro è notevole. Le corde infatti andrebbero scelte proprio in funzione del loro suono. Abbiamo due grandi tipologie di corde per basso: le round e le flat. Le round sono in assoluto le più diffuse, hanno un avvolgimento in metallo un po’ ruvido al tatto intorno a un’anima sempre di metallo. Le flat invece hanno un avvolgimento in metallo liscio intorno all’anima sempre in metallo. Timbricamente la differenza è notevole: le round hanno un suono brillante, con molto attacco, ricco di armonici; le flat suonano più scure e hanno un timbro meno ricco, con pochi armonici. Scegliere un tipo di
corda quindi è anche scegliere un tipo preciso di suono.
Il rivestimento intorno all’anima solitamente è in acciaio o in nickel. L’acciaio è più brillante, scavato sui medi, particolarmente indicato per chi ama lo slap; il nickel è più equilibrato, con una buona mediosità. Esistono poi anche corde con il rivestimento in nylon, di fatto una variante delle flat.
Le corde possono poi essere scelte in diverse scalature (gauge), ovvero con diversi spessori. Lo spessore influenzerà di fatto la tensione della corda e quindi la sensazione tattile sotto le dita. Solitamente si parla di scalature “light” per mute da 4 corde che partono con uno 040 al G e chiudono con un 100 (o uno 095) all’E. La scalatura “medium” (quella standard solitamente sui bassi nuovi) ha uno 045 al G e un 105 all’E. Infine la scalatura “heavy” ha uno 050 al G e un 110 all’E. Sui bassi a 5 corde si abbina un low B che può variare da un 120 (raramente anche 115) fino a una 130 (raramente anche 135). Sui bassi a 6 corde si aggiunge ancora un high C di scalatura 028-030.
Ultima caratteristica da valutare è la lunghezza della corda. I bassi più comuni in commercio sono scala 34” (la scala è il diapason dello strumento, cioè la distanza tra capotasto e ponte) e montano corde “long scale”. Queste corde solitamente sono compatibili anche con bassi scala 35” (dove la distanza ponte/capotasto è maggiore). Con bassi scala 36” e superiori, o con scala 35” ma con il ponte con corde passanti (thru-body) conviene acquistare corde “extra long scale”.
Quindi in sintesi quando acquistiamo una muta di corde dobbiamo considerare/scegliere: la compatibilità con la scala dello strumento, la scalatura (spessore), il tipo di corda (round o flat) e il materiale dell’ avvolgimento (acciaio o nickel). Ovviamente tra marca e marca, pur all’ interno delle stesse tipologie scelte, ci sono ancora sfumature diverse, quindi avventurarsi nel mondo delle corde per trovare quella più adatta alle nostre esigenze vuol dire provare, provare, provare….