Lezioni : GUIDA ALLO STRUMENTO

Breve storia del basso elettrico

Il basso elettrico nasce come parente povero della chitarra. Alle origini l’accompagnamento ritmico a supporto della batteria era fornito dal contrabbasso, ma questo strumento aveva forti limiti legati al peso ed al volume acustico. Con l’avvento degli strumenti elettrici, primo fra tutti la chitarra, la necessità di amplificare il contrabbasso si fece sempre più pressante, ma la tecnologia dell’epoca rendeva estremamente problematico “microfonare” il contrabbasso.
La svolta avvenne nel 1951, quando un liutaio californiano di nome Leo Fender presentò uno strumento elettrico che emulava il suono del contrabbasso, ma era di fatto molto più simile alla chitarra. Inoltre la tastiera non era liscia come nel contrabbasso, bensì suddivisa in venti tasti, come per la chitarra. Diventava quindi possibile suonare ogni nota sempre con un’intonazione precisa.

Questo strumento fu battezzato “Precision Bass” proprio in virtù della precisione assicurata dai tasti per l’intonazione delle note, ma all’epoca era noto semplicemente come “Fender Bass”.
Qualche anno dopo Leo Fender decise di proporre ai musicisti un nuovo basso che, pur seguendo la filiosofia generale del Precision Bass, offrisse una maggiore versatilità timbrica. Nacque così il Fender Jazz Bass, con due pick-up ed un suono così caratteristico da essere diventato un riferimento per tutti i costruttori di bassi. Possiamo sicuramente affermare che il Fender Jazz Bass, dalla sua prima apparizione sul finire degli anni ‘50, sia stato il basso più popolare e più venduto del mondo, non perdendo la sua attualità nemmeno oggi.
Nonostante tutto però il ruolo di questo strumento è sempre stato quello di mero supporto ritmico, confinato a ruolo di spalla a tutti gli altri strumenti della band, fino a quando nel 1975 apparve sulla scena mondiale un giovane musicista di nome Jaco Pastorius il quale rivoluzionò il concetto di basso come era stato inteso fino ad allora. Pastorius infatti utilizzava il basso sia in chiave ritmica che solistica; sotto il profilo ritmico il suo uso dei sedicesimi su uno strumento come il basso elettrico fu rivoluzionario. Sviluppò inoltre uno stile personalissimo, con l’uso degli armonici, fino ad allora praticamente inutilizzati, creando armonizzazioni e accordi. Sviscerò poi il meglio del suo stile con il basso “fretless”, cioè “senza tasti”, realizzato da Jaco togliendo fisicamente i tasti al proprio Fender Jazz Bass. Purtroppo una vita sregolata portò alla morte precoce, nel 1987, di questo genio del basso elettrico.
Consiglio vivamente l’ascolto del suo primo album “Jaco Pastorius” ed il suo lavoro con il gruppo fusion “Weather Report”.
Naturalmente altri nomi furono importanti per lo sviluppo di questo strumento nel ruolo di protagonista, ad esempio Stanley Clarke, che venne prepotentemente alla ribalta nel 1976 con l’album “School Days”, un maestro della tecnica slap.
Un altro grande esponente di questa tecnica è sicuramente Marcus Miller, di cui consiglio l’ascolto dei suoi album solisti ed il suo lavoro a fianco di Miles Davis.
Le evoluzioni più recenti riguardano proprio lo strumento fisico, che ha visto negli anni ‘90 crescere le sue capacità espressive grazie all’aggiunta di una o due corde in più. Alcuni bassisti infatti avevano sentito l’esigenza di ampliare l’espressività dello strumento, inizialmente sostituendo alle corde tradizionali del basso altre quattro corde accordate molto più “alte” (il cosidetto “piccolo bass”). Questo però presupponeva sempre l’utilizzo di due bassi, a seconda se  il brano  prevedeva parti ritmiche  da eseguire con il basso tradizionale, oppure parti soliste da eseguire con il “piccolo bass”. Una prima innovazione fu quindi quella di aumentare il numero delle corde, da 4 a 5, permettendo di accordare il basso come SI MI LA RE SOL, per suonare parti ritmiche con una maggiore presenza di bassi, oppure MI LA RE SOL DO, per suonare anche parti solistiche.