FODERA  Emperor II  custom 6 corde

DATI TECNICI:

Scala: 34", 24 tasti
Manico: Acero lamellare a tre strati
Corpo: Mogano con top in radica di noce
Tastiera: Ebano
Pick-up: 2 dual-coils Seymour Duncan custom Fodera
Elettronica:  Pope attiva, 3 vie
Ponte: Fodera
Costruzione: neck thru body



IMPRESSIONI:

Questo basso per me ha rappresentato il punto di arrivo di un percorso durato anni alla ricerca di un 6 corde “ideale” (ovviamente ideale per me). Ho approcciato il 6 corde la prima volta nel 1999 con uno Yamaha TRB-6P e con il passare degli anni ho cercato di chiarirmi sempre meglio le idee sulle caratteristiche che per me erano fondamentali in questo tipo di strumento (molte di queste caratteristiche sono decisamente soggettive): suono e suonabilità, versatilità, intercorda, per citarne alcune tra le più importanti. Ho quindi iniziato a esplorare il mondo dei bassi di liuteria cercando di farmi confezionare uno strumento sempre più su misura ad un prezzo accessibile, e devo dire che sono riuscito ad ottenere dei buoni compromessi, ma alla fine mancava sempre qualche dettaglio, qualche cosa che non rendeva “perfetto” lo strumento che avevo tra le mani. E così ho deciso di fare una scelta più radicale e definitiva, senza compromessi, affidando la costruzione del basso ad un liutaio che mi dava grande fiducia sul fatto che lo strumento sarebbe stato quello che volevo. E, dopo averci girato intorno per alcuni anni a causa del prezzo decisamente elevato, alla fine sono arrivato all’acquisto di un Fodera.
Devo dire che il percorso fatto precedentemente mi ha reso abbastanza chiare le idee sulla gran parte delle caratteristiche che il basso doveva avere: la costruzione doveva essere neck-thru, le ali del corpo in mogano (legno testato molte volte in passato e assolutamente soddisfacente per la resa timbrica equilibrata in un basso neck-thru), i pick-up humbucker splittabili, l’opzione attivo/passivo e l’intercorda generosa di 19 mm. al ponte, per uno slap agevole.
Riguardo all’estetica ho scelto la linea Emperor II, che è sempre stata la mia preferita tra i single-cut proposti da Fodera, e che su un 6 corde trovo essere molto ben equilibrata; per il top ho scelto una radica di noce davvero molto figurata.
Proviamo ora a fare una piccola recensione (molto soggettiva, evidentemente). Ad un esame visivo molto attento lo strumento è semplicemente perfetto, curato in ogni piccolo dettaglio (al contrario di molti altri bassi di liuteria che ho visto e avuto dove le imperfezioni presenti erano considerate dal liutaio di turno il segno della propria artigianalità): verniciatura impeccabile, nessuno sbavo di colla, neanche minimo, scassi dei p.u. accoppiati alle cover con giochi quasi inesistenti, accoppiamenti dei legni perfetti, una scelta anche estetica di legni degna di nota. Una “Ferrari” dei bassi sicuramente.
Lo strumento è mediamente pesante per essere un 6 corde, ma una volta imbracciatolo risulta bilanciato in modo esemplare, dove lo metti sta. Il manico (che è un po’ il cuore di un basso elettrico) è realizzato con tre pezzi di acero (un “classico” per i Fodera) ed è molto ben profilato, sottile al punto giusto, e consente un accesso rapidissimo a tutte le posizioni, si raggiunge il 24° tasto senza fare nessuna fatica. Ma è soprattutto muovendoci le dita sopra che si apprezza la comodità dello strumento: l’action è davvero bassissima, eppure non si ha nessun sferragliamento, la tastatura è perfetta e basta sfiorare le corde e, complici i tasti “small”, si vola letteralmente sulla tastiera. Quest’ultima è realizzata in ebano macassar, timbricamente abbastanza simile all’ebano nero ma decisamente più stabile come tipo di legno.
Per la scelta dei pick-ups avevo in ballottaggio Aero e Seymour Duncan, ma ho seguito il consiglio di Lauricella che su un 6 corde trovava migliori le performances dei Seymour Duncan. Per le cover ho mantenuto l’ebano macassar utilizzato per la tastiera, lasciando esposti i poli dei p.u.
L’elettronica invece è la classica e collaudatissima Pope, che permette i seguenti controlli: volume, balance dei p.u., cut/boost di alti, medi, bassi e controllo di tono passivo. Si aggiungono tre micro-switch per la selezione di: modalità humbucker-single-coils, modalità attiva-passiva (ma il controllo di tono funziona anche in attivo), mute (con questo switch il basso semplicemente non suona).
Il ponte è in ottone, così come il capotasto, decisamente massiccio, e consente tutte le principali regolazioni in modo semplice e agevole. Le meccaniche sono le leggerissime e ultraprecise Hipshot UltraLite.
A questo punto passiamo alla prova del suono e inseriamo il jack nell’ amplificatore. La timbrica è esattamente come me la aspettavo, a metà strada tra il vintage e il moderno; i legni utilizzati restituiscono uno spettro sonoro ampio ed articolato dove nessuna frequenza sembra prevalere sulle altre: bassi pieni, caldi e definiti, medi presenti ma non eccessivi, alti cristallini ma non troppo taglienti.
Il suono in flat, in passivo, sarebbe già perfetto: utilizzando semplicemente il tono passivo, lo split dei pick-ups e il balance tra i due p.u. si può accedere ha una tavolozza sonora estremamente ricca, adatta alla maggior parte dei generi/situazioni (e quindi posso dire che la versatilità sonora, caratteristica che ho sempre considerato fondamentale in un basso elettrico, è stato un requisito assolutamente rispettato). La modalità attiva consente di accedere a quella fetta più “moderna” della timbrica, pur senza snaturare il suono di base; l’elettronica Pope, oltre a essere decisamente silenziosa, ha una scelta di frequenze di intervento particolarmente ben azzeccata, e quindi i suoni, anche nelle configurazioni più estreme, risultano sempre sfruttabili.
I pick-ups sono abbastanza trasparenti, con un colore leggermente “caldo”, ed hanno una risposta in termini di dinamica notevolissima: ho percepito da subito delle imperfezioni sul mio tocco che con altri strumenti usati fino ad oggi non avevo mai notato. Il bilanciamento sonoro di tutte le corde è ottimo, come lecito aspettarsi in uno strumento di questo livello.
Su un 6 corde le corde più critiche sono sempre quelle estreme; in questo caso l’high C è decisamente “da basso”, non tende al chitarrino in nessuna situazione e configurazione dei p.u. ; il low B invece è assolutamente da primato: potente e teso sotto le dita, iperdefinito anche nelle posizioni più avanzate della tastiera, e soprattutto perfettamente uniforme con tutte le altre corde. Devo dire che per un super-esigente come me in termini di low B, questo
basso è il massimo che potessi volere.
Da segnalare infine la bellissima custodia rigida in dotazione, assolutamente all'altezza di uno strumento di questo livello.



Data recensione: 2008