FURLANETTO F-Bass BN6  6 corde

DATI TECNICI:

Scala: 34,5", 24 tasti
Manico: acero canadese
Corpo: frassino
Tastiera: acero
Pick-up: 2 humbucker attivi EMG
Elettronica: passiva/attiva a 3 vie
Ponte: Hipshot
Costruzione: bolt-on


IMPRESSIONI:

La costruzione è bolt-on, il manico è in un unico pezzo di acero, il corpo in frassino leggero, la tastiera in acero. La scelta dei tipi di legno ricorda quindi i Fender Jazz anni ’70, che in effetti utilizzavano queste combinazioni di legni (anche se la qualità dei materiali e della costruzione Fender in quel periodo era purtroppo molto più scadente). E in effetti a mio parere Furlanetto ha scelto di partire dal classico suono “Fender Jazz” e proporne una sua “evoluzione” in chiave moderna (attenzione, ho volutamente utilizzato la parola “evoluzione” e non “trasformazione”). Vediamo ora i dettagli.
La scala scelta dal liutaio è stata un compromesso tra la classica scala 34’ e la scala 35’, oggi abbastanza usata su bassi 5 e 6 corde: si tratta di una scala 34,5’. Altra cosa interessante è la grande cura dei dettagli in tutto lo strumento: ad esempio, non è presente un solo pezzo di plastica in tutto il basso: il capotasto è in osso, la copertura del vano elettronica è in legno (con le stesse identiche venature del corpo), la coperture dei pick-ups è in legno e sono in legno persino le manopoline di regolazione dei vari potenziometri.
Prendendo in mano il basso ci si stupisce subito piacevolmente per il peso, davvero contenuto per un sei corde (e questo contribuisce anche a sfatare il mito che un basso, per suonare bene, deve essere pesante).    Il manico è in un unico pezzo di acero (e fa tutt’uno con la tastiera), dalle bellissime venature, esteticamente molto piacevoli; per assicurare la massima rigidezza è stato scelto un taglio di quarto.  Ho trovato davvero subito un grande feeling con questo manico grazie ad uno spessore decisamente ridotto ed al profilo lievemente asimmetrico. In questo senso il manico mi è piaciuto ancora di più di quello del Laurus. La suonabilità che ne deriva è ottima, come ottima è l’accessibilità a tutti i tasti, compresi gli ultimi a fine tastiera.  L’inserimento del manico nel corpo è decisamente profondo, perfetto l’accoppiamento ed il fissaggio è realizzato con quattro viti di generose dimensioni. Il corpo è realizzato in un unico pezzo di frassino leggero, anche in questo caso scelto con una disposizione delle venature molto piacevole. Su di esso è fissato un ponte Hipshot di generose massa e dimensioni, con le consuete regolazioni di altezza corde e intonazione ottave. Le meccaniche invece sono Gotoh, di tipo tradizionale, molto precise e in grado di assicurare un ottimo mantenimento dell’accordatura.
Veniamo ora alla parte elettronica. I due pick-up sono degli humbucker con possibilità di funzionare anche in modalità single-coils, realizzati da Furlanetto appositamente per i suoi strumenti. L’elettronica, anch’essa realizzata dal liutaio, prevede due volumi per la regolazione indipendente dei due p.u., l’equalizzazione a tre vie (alti, medi e bassi) e un tono (come per i tradizionali bassi passivi). Il volume incorpora una funzione push-pull che permette di scegliere se utilizzare i p.u. in modalità humbucker o single-coil; anche il tono, attraverso un push-pull, ci permette di utilizzare il basso in modalità attiva o passiva. In quest’ultimo caso ovviamente funziona il tono e non l’equalizzazione a tre vie. Interessante è notare che il tono funziona anche in modalità attiva.
Suonato da spento il basso suona molto “aperto”, brillante, mi ha fatto subito un’ottima impressione.  
Collegato all’amplificatore il suono dello strumento richiama subito alla mente le classiche timbriche Fender, anche se comunque è un suono decisamente più pieno e definito. L’equalizzazione è praticissima, interviene solo come booster (quindi con i potenziometri al minimo si è in flat) ed è praticamente impossibile tirare fuori dei brutti suoni. Ottimo l’attacco, gran botta. Il B suona  bene, tuttavia su questo versante Laurus  ad esempio suona ancora meglio.
Complessivamente la versatilità sonora è ampia, sfruttando le possibili combinazioni di equalizzazione, single o hum, attivo o passivo. Anche in passivo il basso ha un gran bel suono, tuttavia la differenza di segnale in uscita tra attivo e passivo è notevole. Il suono slap è molto efficace e convincente, ed esce fuori con un volume uniforme al suono finger, quindi permette di passare da una tecnica all’ altra senza correzioni di volume.
In sintesi si tratta di uno strumento davvero ottimo, con una timbrica che potrei definire un’evoluzione (e non una “trasformazione”) del suono Fender più classico in chiave moderna.


Data recensione: 2002