SQUIER Precision Special

DATI TECNICI:

Scala: 34", 20 tasti
Manico: acero
Corpo: agathis (pino)
Tastiera: palissandro
Pick-up: 2 Sigle coils tipo P+J
Elettronica: passiva, volume, volume, tono
Ponte: Fender
Costruzione: bolt-on



IMPRESSIONI:

La Squier, nata ad inizio anni ’80 in Giappone per produrre la prima linea economica di bassi Fender (si è cominciato con la famosa serie JV, oggi già abbastanza quotata e ricercata dai collezionisti), attualmente realizza una serie di strumenti entry-level prodotti in Indonesia. Ho avuto modo recentemente di provare un certo numero di questi strumenti (prevalentemente Precision e Jazz bass) e devo dire che lo standard qualitativo medio non è molto elevato tuttavia, cercando con pazienza, è possibile trovare degli esemplari riusciti particolarmente bene che suonano davvero in maniera egregia, ad un prezzo complessivamente ridicolo.
Quello che vi descrivo di seguito è uno di questi esemplari. Il modello si chiama Precision Bass Special ed è di fatto un ibrido tra un Precision e un Jazz Bass: infatti, su un corpo da Precision è accoppiato un manico da Jazz Bass e, accanto al classico p.u. split-coil Precision (in posizione classica) è stato aggiunto un secondo p.u. al ponte (in posizione Jazz anni ’60) single-coils tipo Jazz. Personalmente questa soluzione mi è piaciuta parecchio, in quanto trovo il manico del Jazz molto comodo e agevole da suonare, e la possibilità di avere un secondo p.u. aumenta decisamente la versatilità dello strumento, permettendo anche di attingere a suoni più tipici da Jazz Bass senza dover rinunciare al classico suono Precision.
Come dicevo,  l’esemplare provato si distingueva tra altri simili per suonare particolarmente bene: buona definizione sonora, buona equilibratura delle varie corde e, dopo un piccolo set-up, anche un’action decisamente confortevole. Quindi, con una spesa di circa 200 euro, è comunque possibile, scegliendo con attenzione,  portarsi a casa un buon basso con cui suonare di tutto, con il look e il sound tipico Fender.



Data recensione: 2007