YAMAHA TRB-6P  6 corde

DATI TECNICI:

Scala: 34", 24 tasti
Manico: 5 strati acero/mogano
Corpo: Frassino
Tastiera: Ebano
Capotasto: osso
Pick-up: Yamaha, 2 sigle coil
Elettronica: Yamaha, attiva, due vie (alti e bassi) + volume generale, bilanciamento p.u., volume piezo e filtro alti/bassi su piezo
Ponte: Yamaha, con piezo
Costruzione: neck-thru body



IMPRESSIONI:

Questo basso credo possa essere definito il 6 corde più conosciuto, un po' per il legame tra la serie TRB Yamaha e il bassista John Patitucci, un po' perché davvero, pur essendo un basso industriale, è uno strumento complessivamente di buona fattura e qualità. La prova in oggetto fa una TRB-6P della cosiddetta "prima serie".
Buona la costruzione generale ela cura dei dettagli, forse un po' troppo spesso e coprente lo strato di verniciatura. Quello che impressiona però maggiormente è la larghezza del manico, davvero "autostradale". Questo per la scelta di Yamaha di mantenere anche sul sei corde una spaziatura intercorda ampia (se non ricordo male dovrebbe essere 19mm., contro i 17mm. che attualmente sono lo standard su questi bassi). Da qui ne derivano pregi e difetti: lo slap ne trae sicuramente beneficio, viceversa nella parte finale la larghezza del manico porta spesso ad affaticare non poco la mano sinistra.
Il basso monta due pick-up single coil molto larghi, nelle tradizionali posizioni al ponte e in centro al corpo. In aggiunta è possibile miscelare ad essi il suono prodotto dal piezoelettrico montato al ponte. Complessivamente i pick-up, pur essendo single-coil, non sono rumorosi. L'elettronica utilizzata è attiva, a due vie. Interviene quindi sugli alti e sui bassi. I controlli disponibili permettono complessivamente di regolare: volume, bilanciamento pick-up, alti, bassi, volume piezo. Per quest'ultimo inoltre è disponibile un selettore che agisce su un filtro che produce un suono enfatizzato più sugli alti o più sui bassi.
Una volta imbracciato lo strumento, esso risulta complessivamente ben bilanciato, anche se a mio parere un po' pesantino. Il manico è scorrevole e tutti i tasti sono facilmente raggiungibili, compresi gli ultimi. In compenso la notevole larghezza, non controbilanciata da uno spessore adeguato, rendono su po' faticoso lo strumento se suonato a lungo, in particolare per la mano sinistra . La sonorità è piena e brillante, complessivamente versatile anche se non lo vedrei come uno strumento votato al rock. Non mi ha soddisfatto pienamente il bilanciamento sonoro delle corde: il SI tende sempre a suonare con un po' meno volume delle altre corde, nonostante le regolazioni suil p.u. e cambiando spessore e tipo di corde. Anche il DO sembra avere un registro sonoro non proprio uniforme con quello delle altre corde.
Come accennavo prima, il notevole spazio intercorda rende complessivamente agevole lavorare in slap, anche se si tratta di un 6 corde. In compenso la mano destra deve esercitarsi a percorrere notevoli distanze in senso verticale, in quanto le sei corde sono appunto molto spaziate fra loro.
Personalmente non amo molto il suono del piezo sul basso, lo trovo troppo "sferragliante", quindi nel mio set-up utilizzavo il volume del piezo a ¼ per miscelarlo con il suono prodotto dai p.u. tradizionali.
Complessivamente si tratta di un basso a 6 corde industriale di buona qualità, pur con qualche neo. Il suo difetto più grande resta il prezzo sul nuovo, davvero spropositato. Alla cifra richiesta si possono trovare, a mio parere, alternative più interessanti anche su strumenti di liuteria. Sull'usato invece resta uno strumento davvero interessante. La "nuova serie" attualmente in produzione presenta come differenze significative la disponibilità di top in diversi legni, l'elettronica a tre vie (alti, medi e bassi) e il ponte a sellette singole (sempre con piezo).



Data recensione: 2001