FENDER Jazz Bass 1968

La doverosa premessa è che io non sono un appassionato di vintage. Non sono un collezionista di strumenti, i bassi mi piace suonarli. Ho avuto per parecchi anni un Fender Jazz del 1969, venduto alla fine per scarso utilizzo (suonavo quasi sempre bassi a 6 corde), il mio amore per i bassi mal sopporta vederli inutilizzati nella custodia, sono fatti per essere suonati. Poi di recente, un po' per nostalgia, ho acquistato un Jazz del 1970, molto simile al mio vecchio Jazz del '69 da cui si differenziava solo per la posizione del pick-up al ponte, in posizione classica anni '70. Era un bel basso, che suonava decisamente bene, con un timbro che mi ricordava molto il Fender Jazz Custom Shop 64 NOS che avevo avuto qualche anno fa. Tuttavia nel mio cuore sentivo che prima o poi avrei dovuto avere un Jazz anni '60 e, quando ho visto questo Fender Jazz del 1968, non ho resistito alla tentazione. Il fascino di questi strumenti, oltre che nel suono particolare dato da un lungo invecchiamento di legni e componentistica, è che sono stati vissuti, hanno una storia e dei segni che si possono vedere sullo strumento stesso; in un'epoca in cui va di moda il "relic", cioè la finzione di rendere vissuti gli strumenti utilizzando
lime, raspe e altri attrezzi, qui abbiamo invece i reali segni del tempo, la vernice che si è screpolata e scolorita con l'utilizzo, i pick-up che hanno quella sfumatura timbrica leggermente microfonica, il legno che si è ingiallito invecchiando. Personalmente poi ho sempre amato i block rettangolari in madreperla sulla tastiera in palissandro e il "binding".

Lo strumento in questione si presenta complessivamente ben conservato ma soprattutto perfettamente efficiente in tutte le sue funzionalità: il truss-rod funziona bene e permette di regolare correttamente il manico, i potenziometri non frusciano, la tastatura nonostante gli anni è ancora buona e nel fare il set-up sono riuscito a raggiungere un'action bassa senza avere "fritture" su nessuna zona della tastiera. Le meccaniche svolgono ancora perfettamente il loro compito, idem per il ponte. Altra nota positiva è il peso, che si aggira sui 4 Kg., quindi complessivamente un basso abbastanza leggero.
Ovviamente io, proprio perchè non sono un collezionista, lo strumento voglio anche poterlo suonare e quindi deve essere soddisfacente anche in termini di come suona e di suonabilità. E sotto l'aspetto timbrico questo Jazz Bass è stato davvero una incredibile e piacevolissima sorpresa. Negli anni ho posseduto e provato un gran numero di Jazz Bass, ma mai nessuno suonava come questo esemplare. Il timbro che ne scaturisce, pur essendo la sonorità tipica del Jazz Bass, è particolarmente pieno e corposo, decisamente con più corpo rispetto a tutti gli altri strumenti simili posseduti in passato. Le note sono molto definite con un grande attacco.
Altra caratteristica interessante è che, chiudendo progressivamente uno dei potenziometri del volume, il suono cambia in modo progressivo, mentre solitamente iniziando a chiudere ero abituato a ottenere un cambiamento abbastanza repentino, rendendo più difficile dosare le sfumature timbriche miscelando a piacere i due pick-ups. Il suono del solo pick-up al ponte resta comunque ancora ricco e piacevole, non diventa secco e asciutto come solitamente capita sul Jazz Bass (e questo si nota ancora di più con il pick-up in posizione anni '70).

SCHEDA TECNICA

n. tasti: 20 tasti

Scala basso: 34"

Costruzione: bolt-on

Tastiera: Palissandro

Manico: Acero

Corpo: Ontano

Meccaniche: Fender

Pick up : 2 single-coils

Elettronica :passiva, volume volume tono

Ponte: Fender

 Intercorda: 19 mm.

Peso: 4 Kg.

Fender Jazz 1968

Fender Jazz 1968

Fender Jazz 1968

Fender Jazz 1968

Fender Jazz 1968

Fender Jazz 1968

Fender Jazz 1968